Di oro e di argento - ENG

Telmo Pievani

Le coperte isotermiche - argentate d’un lato, dorate dall’altro - hanno il compito di stabilizzare la temperatura corporea. Quei fantasmi spaventati che vagano attorno a una scena di soccorso sono d’argento fuori se hanno troppo caldo, sono d’oro fuori se hanno troppo freddo.

Oggi il mondo è pieno di gente che ha troppo caldo o troppo freddo. Sono coperti d’oro e d’argento, ma non sono ricchi. Non hanno un soldo né d’oro né d’argento e quei pochi che avevano li hanno dati a uno schiavista, a uno scafista. Attraversano il mare nostro per fuggire da persecuzioni, fame, campi profughi e dal clima che cambia: la Terra ha caldo, desertifica, genera carestie, avrebbe bisogno di una coperta termica d’alluminio con l’argento di fuori. Mentre ci dividiamo in buonisti e solerti costruttori di muri, fingiamo di non vedere. Dove non ci sono dignità e diritto di restare dove si è nati, crescono i conflitti, tra poveri e tra chi li sfrutta.  Di chi, dunque, avere pietas, cioè attaccamento devoto? Di un dio, un imperatore, un padre, un figlio, il prossimo.

La misericordia verso un’umanità derelitta e migrante è l’unico sentimento umanamente possibile, il resto sono le parole di circostanza. Misericordia religiosa o laica cambia poco la sostanza, che è quella di dare voce a chi sta dentro quella coperta termica.

A suo modo, partendo dalla plasticità della luce stesa sulla Pietà Rondanini, questo è ciò che fa Mario Cresci, dialogando con l’incompiuta di Michelangelo.

Forse il residuo più intimo di pietas dovremmo però rivolgerlo verso noi stessi, mentre osserviamo quel corpo di figlio crocefisso che piega le gambe e scivola dalla presa della madre. Icona, oggi, di tutti quei figli che scivolano dalle dita delle loro madri sul bordo di un barcone e si perdono nel mare del pio Enea.