Mario Cresci. In aliam figuram mutare - ENG
Interazione con la Pietà Rondanini di Michelangelo

Il senso di questo progetto nasce dal desiderio profondo di interagire con l’opera di Michelangelo e da una riflessione sul potere della fotografia di trasformare attraverso la luce. Attivando una messa in scena quasi teatrale ho illuminato la Pietà Rondanini e a ogni spostamento della sorgente luminosa la mia percezione dell’opera cambiava. Sentivo che l’atto dell’illuminare svelava quel finito-non finito tipicamente michelangiolesco; una scelta giusta per dare visibilità al processo di ibridazione tra forma, materia e luce.

Nello spirito di quella continua, incessante sperimentazione, che appartiene a Michelangelo, dal modello 3D della statua ho elaborato un video e scelto alcuni frames, opera nell’opera, che attraverso la luce, il movimento di rotazione, di avvicinamento e di allontanamento, fanno dialogare l’opera con un’altra dimensione, immergendola in una sorta di “iperspazio” stellato. Un attraversamento ideale del tempo: un “tempo simultaneo” dove il prima e il dopo sono insieme.

L’idea incentrata in un primo tempo sulla grandezza dell’opera di Michelangelo ha subito un’ulteriore svolta aprendosi al dramma quotidiano della diaspora di una moltitudine di persone in fuga. La parola AUXILIUM, che ho disegnato con una luce irreale su otto immagini, trasferisce simbolicamente questo dolore immenso sulla figura della Madre che con infinita pietas tutto accoglie.

Il titolo In aliam figuram mutare trova infine il suo senso nelle immagini delle figure avvolte dalle coperte termiche di salvataggio, attraverso le quali ho ricostruito la plasticità della scultura di Michelangelo, di quei volumi che avevo dissolto con la luce nelle immagini iniziali del progetto. Non è solo una restituzione di forma ma un trasferimento di senso, uno spostamento, una traslazione, al di là del momento della rappresentazione.

Bergamo, maggio 2015

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